Il CBAM e la Nuova Salvaguardia, veri driver dei forti aumenti

Febbraio 2, 2026

Nel mese di Gennaio si è assistito ad un’accelerazione del trend di crescita dei prezzi, già cominciato sul finire del 2025.

Le incertezze normative soprattutto in merito al costo dei certificati CBAM e la presa di consapevolezza dei fortissimi rischi che ci si è assunti nell’acquisto dall’import, stanno finalmente muovendo in modo deciso il mercato.

I compratori sono ormai perfettamente consapevoli del quadro generale che si sta prefigurando per l’anno in corso e di conseguenza stanno ricalibrando le proprie politiche commerciali.

Sono sempre più gli operatori che decidono di non quotare alcuni prodotti o centellinare le offerte per preservare le scorte di prodotti strategici e di difficile reperibilità.

Tra l’altro il sistema dei Centri di Servizio viene da un anno, quello appena concluso, particolarmente complesso e poco profittevole; quindi il tema del recupero della marginalità si pone come un “mantra” a casa di tutti.

Rispetto ai prezzi visti in autunno si è già assistito ad un recupero di almeno un 20% sui prezzi in generale.

Probabilmente nelle prossime settimane si assisterà ad un ulteriore impennata delle quotazioni.

L’ultima parte del mese di gennaio è stata contraddistinta da un importante accelerazione con gli annunci del maggior produttore siderurgico europeo che si sta mostrando determinato nel continuare la corsa, viste le innumerevoli protezioni che sono state in questi anni costruite e che da quest’anno mostreranno tutta la loro forza nell’arginare l’import.

Probabilmente il consolidamento degli aumenti è più evidente sui coils, mentre sui prodotti finiti si sta facendo più fatica, ma negli ultimi giorni anche il downstream si è iniziato a muovere per non rimanere sotto scortato.

La domanda che proviene dagli utilizzatori è in fase di miglioramento.

Neanche il rafforzamento del cambio euro-dollaro rende attrattive le importazioni di coil, fortemente scoraggiate dal quadro normativo europeo che vede un CBAM e i sui default values fortemente penalizzanti e scorge una Nuova Salvaguardia all’orizzonte (forse addirittura a partire dal Q2) che renderà particolarmente complesso riuscire ad importare senza pagare un dazio.

Il prodotto sul quale vi è la maggior pressione è sicuramente il freddo, che fino a poche settimane fa era il prodotto più importato in percentuale rispetto al consumo europeo, se si guardano i numeri dell’importazione di coils in Europa.

Lo shortage è quindi inevitabile considerando anche il fatto che le Siderurgie europee stanno sì aumentando leggermente la produzione, ma sicuramente saranno anche molto attente al tema degli ETS e dei costi che si devono inevitabilmente sostenere se si cresce con l’output rispetto allo storico.

Quindi le cosiddette “nuove” produzioni, particolarmente onerose in materia di ETS, stenteranno a crescere come il mercato probabilmente potrebbe aspettarsi vista l’assenza dell’import; il meccanismo che sta dietro al pagamento degli ETS, alla base tra l’altro del complicato impianto CBAM, scoraggia almeno in parte forti aumenti produttivi made in Europe e quindi determinerà probabilmente una tenuta della tensione sul mercato, anche e soprattutto grazie alle barriere protezionistiche che stanno facendo il loro dovere.

La distribuzione cerca nuove strade, ma effettivamente con l’incertezza legata al costo effettivo dei certificati CBAM, il compito sembra davvero arduo e spesso i medio piccoli, a differenza dei big che non possono fare a meno del mantenimento di certi canali di fornitura, si affidano quasi interamente ai produttori europei, alzando quindi il loro prezzo medio di acquisto, che senza l’aiuto del basso costo dell’import, determinerà le politiche commerciali dei prossimi mesi.

In merito al Green Deal, i ripensamenti, non solo a Bruxelles, sembrano essere molti, visto l’impatto molto duro sull’industria del Continente; non sarà facile ridisegnare un quadro normativo che tenga conto in futuro delle giuste sfide di tutela dell’ambiente senza minare la produzione industriale.

Di seguito i consueti dati del settore automotive:

Il mercato europeo delle autovetture archivia il 2025 con un bilancio leggermente positivo, registrando 13.271.270 nuove immatricolazioni, in aumento del 2,4% rispetto alle 12.962.714 del 2024. Nonostante il progresso, il mercato rimane ancora al di sotto del 16,0 % rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019.

Il mese di dicembre contribuisce positivamente alla performance annuale, totalizzando 1.173.205 immatricolazioni contro le 1.090.774 dello stesso periodo del 2024 (+7,6%).

Nel mese di dicembre, la Germania evidenzia una crescita del 9,7%, il Regno Unito del 3,9%, l’Italia del 2,3%, mentre la Spagna perde il 2,2% e la Francia il 5,8%.

Nell’intero anno, la Spagna guida la classifica della crescita fra i Major Market, con un +12,9%, segue a distanza il Regno Unito con un +3,5% e la Germania registra un modesto +1,4%, mentre Italia e Francia chiudono in negativo con un calo rispettivamente del 2,1% e del 5,0%.

Sia a dicembre che nell’intero 2025, l’Italia mantiene la quarta posizione fra i 31 mercati europei.

Anche a dicembre, nonostante la spinta degli incentivi MASE sulle vetture elettriche pure (BEV), l’Italia si posiziona all’ultimo posto tra i Major Market per penetrazione di vetture ricaricabili (ECV), con una quota complessiva del 20,3%.

Guardando l’intero 2025, lo scenario non cambia: l’Italia mantiene l’ultima posizione tra i cinque mercati principali con una quota ECV del 12,6% (BEV 6,2% e PHEV 6,4%).