Nell’ultimo giorno utile, il 30 giugno, sono finalmente state assegnate le quote paese della nuova salvaguardia e l’impatto sul mercato è stato importante: in molti non si aspettavano una riduzione dei volumi importabili così drastica.
Volendo essere realisti e considerando tutte le maggiori criticità (dazio raddoppiato e volumi più che dimezzati per cominciare) rispetto al precedente sistema di protezione, si può tranquillamente sostenere che i flussi d’importazione saranno ridotti del 65-80% a seconda del prodotto, e non del 50% come poteva sembrare da una prima lettura del provvedimento.
I mercati sono stati in parte sorpresi poiché ci si è accorti che molte quote paese non potranno essere pienamente utilizzate perché in parte già sottoposte ad antidumping, o perché attribuite a paesi tradizionalmente non interessati ai nostri mercati o per effetto dell’ingresso nel nuovo provvedimento di importanti paesi emergenti, prima esclusi dalla vecchia salvaguardia.
Il risultato è l’aver aperto gli occhi a tutti quelli che pensavano che, seppur in modo più complicato, si potesse continuare ad importare per abbassare i costi di acquisto dei coils.
Quel mondo è storia passata; d’ora in poi ci dovremo confrontare con uno scenario molto complesso, soprattutto per noi italiani, considerato che circa il 30% dell’import che veniva fatto in Europa, per quanto attiene ai coils a caldo a freddo e rivestiti, era proprio importato presso i nostri porti.
Se a ciò si aggiunge l’impatto sempre più duro della crisi dell’ ex Ilva, unico produttore di coils da BOF nel nostro paese, la tempesta perfetta trova lo spazio ideale per abbattersi sui mercati e stravolgerne in prospettiva le dinamiche future.
Gli alti stock accumulati nei mesi scorsi stanno semplicemente attenuando l’impatto; nei prossimi mesi, soprattutto a cominciare dal terzo trimestre, gli effetti del provvedimento appena varato cominceranno a farsi sentire non solo in merito all’incremento dei prezzi, che ormai nessuno pensa di poter evitare, ma soprattutto sulle disponibilità di certi prodotti, che potrebbero mancare e di conseguenza generare fortissime distorsioni sui mercati.
Se a tutto ciò aggiungiamo i rischi che sono stati caricati a sistema in merito al CBAM, in gran parte sottovalutati almeno finora, possiamo immaginare un finale d’anno molto teso con i buyers della distribuzione e della trasformazione che dovranno cercare di aprire i margini di vendita per trovare risorse nuove per attenuare l’impatto di tutti questi nuovi costi legati all’avvento delle normative comunitarie di cui abbiamo accennato finora.
Sullo sfondo non aiuta la crisi di Hormuz ed il protrarsi di conflitti che stravolgono le prospettive degli investitori e di conseguenza rallentano i consumi.
costi energetici e logistici stanno crescendo ovunque e minano la capacità di molte aziende importanti di stare sui mercati mantenendo il posizionamento conquistato negli anni trascorsi.
Anche nel downstream è cominciata la corsa al riapprovvigionamento, per non rischiare di dover pagare fortissimi aumenti nella seconda parte dell’anno, e per aggiudicarsi le quote necessarie per non fermare le linee di produzione.
Il rischio di shortage su alcuni prodotti diventa reale e, soprattutto nel nostro paese, chi necessita di prodotti particolari, che fino a poco tempo fa si potevano acquistare a basso costo dall’import, dovrà necessariamente rivedere le proprie strategie di fornitura e mettere a budget maggiori costi di acquisto.